Escrima, il combattimento armato

Lo scopo dell’Escrima è quello di saper sfruttare l’ambiente circostante; qualsiasi comune oggetto ( una penna, un giornale arrotolato, un cellulare, un ombrello o altri) può diventare un’ arma per l’autodifesa.
Escrima – Eskrima – Kali – Arnis De Mano, sono tutti nomi di un sistema di combattimento filippino ( FMA = Filippino Martial Arts).
Con poco tempo a disposizione per allenarsi, vengono insegnate solo le tecniche più semplici, che alla fine si dimostrano anche le più efficaci durante un combattimento. Questa caratteristica portò all’utilizzo dell’Escrima da parte di tribù indigene, che pur non avendo un addestramento militare, erano in grado di difendersi da altre tribù o da eserciti stranieri.

Tecniche e concetti base

Il particolare che colpisce nell’Escrima è che si inizia da subito ad utilizzare armi, per poi passare al combattimento a mani nude dove si applicano gli stessi principi e le stesse tattiche apprese in precedenza. L’opinione di alcuni maestri è che non esiste difesa da nessun arma se non si impara prima ad utilizzarla.
Utilizzare subito un’arma aiuta la mente a focalizzare bene i movimenti, gli stessi che poi verranno usati in un combattimento disarmato.

In genere, l’arma con cui si inizia a praticare Escrima, è il bastone di rattan, conosciuto anche come olisi, yantok, baton o baston. Molti sistemi prevedono direttamente l’utilizzo di due armi, quali il doppio bastone o due coltelli o altrimenti un bastone ed un coltello ( in base allo stile praticato). Altre armi presente nel sistema Escrima sono; il bastone lungo, il bastone da pugno, la lancia, lo scudo e la frusta, ma anche i nunchaku e altri armi da taglio di origine filippine.

Il concetto fondamentale dell’Escrima è l’utilizzo degli stessi movimenti applicabili a qualsiasi tipo di arma e anche a mani nude; ci sono solo dei piccoli accorgimenti che vanno ad agire sulle distanze dei combattimenti.
Un altro concetto è quello della numerazione degli angoli ( come nella scherma). I colpi seguono delle traiettorie ben definite. Il corpo dell’avversario viene suddiviso in quattro parti; una linea lo attraversa perpendicolarmente al suolo ed un’altra, all’altezza dell’ombellico, taglia il corpo formando una parte alta ed una bassa. Avremo quindi quattro zone: destra – sinistra – alta – bassa. Ogni attacco deve rientrare in una delle zone sopra elencate che in seguito verranno numerate.
L’allievo impara a difendersi dagli attacchi e a gestire i colpi da lui portati in una determinata zona.

Gli stili di Escrima sono tanti, ma tutti accomunati da questa suddivisione principale. In base allo stile, poi, ci possono essere diversi angoli di attacco ( 7-12-15-24 o più angoli). Nell’Escrima dell’AWTA ci sono solo cinque angoli. Nel sistema Latosa vengono studiati il box-system (5 movimenti offensivi correlati tra loro), la V theory e la L theory. Come nel Wing Tsun, il sistema di allenamento può essere quello di un lavoro di coppia con tecniche fisse, ma allo stesso tempo variabili in modo da adattarsi perfettamente all’esigenza del caso.

Escrima senza armi

L’Escrima, conosciuto principalmente per l’utilizzo di armi ha anche un vasto bagaglio tecnico, chiamato “Pangamut”, per il combattimento a mani nude. Questo si compone di 3 aspetti:

  1. Panantukan l’arte di colpire e difendersi con gli arti superiori. Oltre ai colpi ci sono tecniche di difesa e posture del corpo.
  2. Sikaran riguarda i modi di colpire con gli arti inferiori.
  3. Dumog relativa alla lotta e quindi al controllo lo sbilanciamento e le proiezioni, ma soprattutto le leve.

La storia

Escrima nella lingua filippina ha lo stesso significato dello spagnolo esprima cioè Scherma.
Queste tecniche di combattimento risalgono agli inizi del 500, venuti a contatto con il mondo occidentale nel periodo delle conquiste coloniali. I conquistadores, infatti, all’arrivo nelle filippine, trovarono tribù che usavano armi tradizionali. Si pensa che lo stesso Magellano sia stato ucciso per mezzo di una freccia
Dopo la conquista degli spagnoli, l’Escrima fu bandita e sostituita con la scherma spagnola ( anche se rimase nascosta nelle danze e nei rituali popolari). Per tale motivo, anche il Kali che conosciamo oggi, risente dell’influenza spagnola.
Altri attribuiscono l’origine dell’Escrima nelle arti marziali indonesiane a loro volta derivanti dal Kun Tao e dal Silat. I vari sistemi di arti marziali filippine sono stati tutti influenzati dai vari conquistatori dell’epoca ( indiani, arabi, spagnoli, americani e giapponesi).

L’Escrima, ritenuto uno dei migliori sistemi per la difesa da coltello, ha attirato a se persone non interessate all’aspetto culturale della stessa, ma al “prodotto”. Per questo, con il passare del tempo, il Kali è stato trasformato in un prodotto più “vendibile”. Non si è evoluto in senso sportivo e i moderni sistemi di allenamento trascurano le corrette posizioni del corpo concentrandosi su tecniche dirette adatte ad essere imparate in tempio brevi.

Nel Wing Tsun, l’Escrima della scuola Latosa rappresenta il completamento dell’area del combattimento armato, ed inoltre si armonizza perfettamente con alcune caratteristiche di base del Wing Tsun, quali il dinamismo, l’importanza di trovarsi al di fuori della linea di attacco, il sistema di spostamento sul triangolo, lo studio e le attenzioni sulle pressioni portate dall’avversario.

credits: Awta Abruzzo